Il romanzo

In un futuro aprile

di Marco Loprete

Editore: Ensemble

Collana: Officina

Anno edizione: 2019

Pagine: 160

EAN: 9788868813468

Il ricordo di Vittoria continua a pulsarmi nella tempia, e con esso la rabbia. Non ho lasciato detto nulla a nessuno, nemmeno ai miei. In lontananza suonano delle campane, ma oggi non ho capi né padri, neanche eterni. Oggi sono orfano di speranze, sono il figlio della deriva che cerca di tenersi a galla nel mare del caso.

Sinossi

“In un futuro aprile” racconta di una giornata solitaria, in cui ricordi e speranze si confondono sotto la patina di una malinconia vaga e allucinata. Il protagonista, alter ego dell’autore, si ritrova su una spiaggia, il giorno del suo trentesimo compleanno, in preda a una grave crisi. L’idea che lo assilla è che ci sia, nel tessuto dell’eterno presente che lo impiglia, una maglia rotta. Compito della sua esplorazione – che passa necessariamente per il corpo, il veicolo con cui il mondo entra nella coscienza -, è individuare questa via di fuga, comprenderla e testimoniarla (è uno scrittore in erba), per sfuggire ad uno stallo ormai non più tollerabile.

A spingerlo è la convinzione che esista una verità all’infuori della coscienza; una verità che egli cerca, alternativamente, nella natura selvaggia di una spiaggia che frequentava da bambino, nel ricordo della donna che lo ha appena lasciato e a cui aveva affidato le sue speranze di felicità, nei rapporti sociali ed economici. E ancora: nelle sembianze statuarie di una ragazza bionda che prende il sole a riva e nei cui tratti rivive una familiarità oscura, indecifrabile; infine, in una casa a picco su una scogliera, infestata di fantasmi del mondo analogico.

Tutto questo, però, è la prigione, non la lima per scardinare la grata della cella e guadagnare la libertà. Il protagonista ne diventa consapevole (ammesso che, oscuramente, non lo sia già dal principio) a seguito di un violento rivolgimento. Ma non per questo trionfa l’ottimismo. La speranza finale è un atto di fede, quella stessa che egli crede gli difetti ma che, all’ultimo, ritrova, seppure ottusa dal dolore, dallo sgomento. Non è una vittoria ma neppure una resa. La felicità forse è impossibile, ma occorre fidarsi, occorre vivere.