Racconti

E la chiamano estate

D’estate, in città, la luce marcisce di bianco, annichilisce. La misura del suo spettro accecante è la spossatezza dei muscoli, il fiato corto che scava col sale del sudore la pelle e gli imprime traiettorie di barche trascinate sull’arenile, ma senza la consolazione, il lavacro di aver conosciuto il mare. Le strade, così vuote e… Continua a leggere

L’inciviltà della comunicazione

La grandezza di un’epoca si misura dalle risposte alle domande fondamentali: chi siamo, da dove veniamo, dove vogliamo andare. Il termine “risposte”, qui, non va inteso nell’accezione più generosa. Interrogativi come questi non hanno soluzioni compiute, solo abbozzi, ipotesi, speculazioni. E però le riflessioni che ne scaturiscono, e gli atteggiamenti che da queste derivano, ci… Continua a leggere

La noia

La noia. Vorrei annoiarmi, come da bambino. In certe giornate d’estate, la luce accecava di mille riverberi le vie deserte della città, trapassando le chiome dei pini, spezzandosi in mille ombre furiose contro gli spigoli. Fiaccava ogni slancio, spandeva un calore untuoso sui minuti, afferrandone al lazo la corsa e inchiodandola al meccanismo improvvisamente arrugginito… Continua a leggere

La realtà è una faccenda complicata

Non riesco più a guardare lo schermo del cellulare. Mi prende come una fitta allo stomaco. E’ una repulsione uguale e contraria alla forza che mi risucchia nel logorante vortice di chiacchiere con cui abbiamo riempito i nostri tempi morti, improvvisamente diventati tempi inutili. Amo la carta, sogno la macchina da scrivere. Vorrei poter incespicare… Continua a leggere

Chris (o di un pugno di sale)

Una vita fa, quando ero studente universitario a M., mi preparavo da solo i pasti nella cucina rossa di una casetta poco fuori le mura della città. Il momento più delicato era il sale nell’acqua: troppo, pasta salata; troppo poco, pasta insipido – i due poli dello spettro dell’immangiabile. La mia misura era empirica: un… Continua a leggere