L’Uomo (o delle buone intenzioni)

Ma va’, che io in realtà gli altri li amo. A modo mio, s’intende. Da lontano. Perché lì che danno il meglio di sé. Quando la distanza si riduce, aumenta il rumore. Zzzzzzzz. Lo sentite anche voi il ronzio spossante della banalità? Le convenzioni e i luoghi comuni delle chiacchierate, il dover ridere per forza alle battute quando invece è solo l’imbarazzo, la stanchezza, la noia. Un essere umano nel raggio di 10 mt è una perturbazione nel campo della (mia) Forza (mentale). Sento i legacci dei ruoli che mi avviluppano, la bava delle convenzioni che mi si incolla addosso, e questo anche se l’apparizione dell’altro è piccola, fugace, insignificante. Nonostante questo, posso riconoscere senza problemi la grandezza dell’Uomo, la perfezione della sua biologia, della sua meccanica, della sua anima. Nelle intenzioni. L’atto, poi, è tutt’altra cosa, è quel 70% di analfabeti funzionali, di grillini, di star mignotte dei salotti defilippeschi, di vuoto pneumatico da Facebook/Instagram. Però, ecco, delle buone intenzioni c’erano, in questo Uomo, ed io lo riconosco.

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