Il vuoto degli italiani (tanto vince il No)

Lo scrivo qui, a 48 ore dal voto e prima che lo facciano tutti gli altri. Vince il No. Lo so, già lo dicono i sondaggi. Ma i sondaggi spesso non ci azzeccano mai.

In un’epoca di sovraesposizione social(e), di opinioni auto-estorte (come se qualcuno ci puntasse la pistola alla tempia), la pressione al conformismo spinge i più a celare la verità per l’unico momento in cui la ritualità pubblica coincide con il silenzio assordante dell’autoreclusione: l’urna elettorale. E’ qui che il chiacchiericcio da clickbait che abbiamo allestito ci concede l’unico (vigliacco) atto di sincerità.

Non stupiscono, quindi, Trump e la Brexit, dati per perdenti dalla ipocrita propaganda politica progressista e dai media, talmente tanto preoccupati di non perdere pubblico da ingozzarlo di insipide stupidaggini precotte. Nel caso del referendum, però, i pronostici saranno confermati e la tentazione della spallata avrà la meglio su tutto, anche sulla mia sociologia d’accatto.

Gli italiani sono stanchi. C’è stanchezza nell’aria. Mi capita di percepirla quando passeggio per le strade della mia città, quando chiedo il conto al ristorante, quando leggo i post su Facebook. E’ come stare in un film in bianco e nero. Ma non in un film espressionista, con i contrasti violenti di luce e buio. Qui è tutto sfumato, grigio, come le vene quando il sangue se n’è andato tutto via.

Vincerà il No perché il nuovo è la categoria politica che vende di più, e il nuovo non guarda in faccia nessuno, non ha rispetto di chi c’era prima, di chi, prima, si spacciava per nuovo e ora, anche a distanza di pochi mesi, nuovo non è più. Benvenuti nell’era della politica usa e getta. Sarà interessante osservare la resa dei conti stile “Mezzogiorno di fuoco” che si consumerà tra Renzi e il resto della Ditta (che espressione odiosa. Parlavamo, anni fa, di quanto fosse becera la nozione berlusconiana di partito-azienda ed ora ci tocca sentire da un ex Pci questa patetica versione da piccolo mondo anticoemiliano). O il duello con i grillini, questa subspecie dell’homo politicus, versione complottarda, irrazionale e delirante dell’uomo della strada, di cui il No potrebbe rimpolpare le speranze di governo.

A proposito. A chi mi chiede se preferisco lo spasmo fintoprogressista di un branco di analfabeti funzionali (webeti, ha detto mirabilmente qualcuno) il cui segno di riconoscimento reciproco è un vaffanculo eterodiretto da un ricco borghese (uno che una volta, per intenderci, spaccava quei computer che ora benedice) alla (ipotetica) malafede di Renzi e della sua cricca, rispondo certamente che sì, preferisco la malafede (sempre ipotetica). Il cinismo posso affrontarlo e vincerlo. L’ignoranza, no.

Il grigiore, dicevo prima. E’ la condizione nella quale ci dibattiamo in tanti – anche io, orfano ribelle della sinistra e degli ideali, partita IVA dimenticata da dio e dai padri, che ogni giorno, compici e vittime loro stessi, tessono questa farsa silenziosa in cui le ragioni profonde, sincere, del sì e del no diventano, spietatamente, irrilevanti, e la sopravvivenza è l’unica spinta. In questo vuoto pneumatico di speranze votiamo. Per cosa non si sa (pro-contro la Costituzione, pro-contro Renzi, pro-contro il capitalismo, l’Europa?), ma neppure importa. Qualsiasi fosse la scelta, l’insoddisfazione non la scaccia la pressione di una matita su una scheda elettorale.

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