Rigopiano

La tecnologia crea una pericolosa illusione: l’onnipotenza.

Oggi non nevica, non piove, non tira vento. Solo la tv accesa fa da contrappunto molesto a un cielo grigio piombo. Lo schermo è fisso sul gesto di un uomo che, pala alla mano, tenta di farsi largo in un cunicolo strappato a forza alla massa bianca ghiacciata. E’ l’hotel Rigopiano, quello su cui giornali e tv ricamano iperboli dal sapore di ossimori come “inferno bianco”, “silenzio di tombe” eccetera, e che una slavina ha scaraventato all’attenzione del circo mediatico.

L’albergo era una spa di lusso – di bellezza mozzafiato, giura chi c’è stato. A seguito della valanga che l’ha investito, l’edificio si è spostato di circa dieci metri. Non è chiaro se la parte visibile poggi effettivamente sul resto della struttura o non sia adagiata sul ghiaccio. Alcuni letti sono stati trovati 500 metri più giù. Guardando le foto dall’alto si nota come l’hotel sia stato costruito proprio al termine di un canalone naturale che si allarga sul fianco della montagna. La valanga ha fatto strike come una palla da bowling.

Gli esperti in queste ore abbondano. C’è un’indagine della Procura in corso, e sono certo che Bruno Vespa prima o poi tirerà fuori il suo proverbiale plastico. A me, però, sembra che a tutti sfugga un punto: l’antropocentrismo distorce la nostra prospettiva sul mondo, rinfrancato dalle possibilità infinite della tecnologia. La natura se ne frega bellamente degli iPhone, delle tv ultrapiatte, delle auto che si guidano da sé, di Facebook, di tutte altre meravigliose sciocchezze che testimoniano il progresso tecnologico della nostra era e, insieme, la sua vacuità. Onnipotenza è credere di potere tutto semplicemente perché ci siamo dotati di qualche giocattolino costoso. E dunque al cospetto della natura adoperiamo lo stesso schema che adoperiamo per soddisfare i nostri capricci abituali: pretendiamo nessuna fatica, nessun rischio. E quando poi il pericolo si manifesta gridiamo sempre e comunque all’inefficienza dei soccorsi, alla malafede di chi costruisce e sovrintende (Governo ladro!), alla crudeltà del fato e, ovviamente, di madre natura.

No. Ritardi e inefficienze sono, semmai, il corollario di un rapporto con la natura che è problematico già a monte (è il caso di dire). D’inverno è freddo, nevica. In montagna le valanghe sono accidenti naturali. Se costruisci un albergo in una vallata, pretendere che non possa succedere nulla è una stupidaggine.

Il punto qui non è la compassione per chi è rimasto sotto le macerie o per chi ha perso tutto. Non è un “se lo sono meritati”. Il punto è quando la natura fa la voce grossa l’uomo non può che balbettare. E la tecnologia e tutta la sapienza del mondo sono impotenti. Smettiamo di cercare di piegare la natura ai nostri capricci, smettiamo di credere che quello che facciamo non abbia conseguenze o non ci esponga a conseguenze indesiderate. Accettiamo il freddo, il caldo, le montagne, la fatica, il tempo: non viviamoli come ostacoli da abbattere, accidenti a cui sfuggire, ma componenti fondamentali del nostro vivere in armonia con le cose.

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