La politica Ikea

Sembrava, l’estate del 2019, la solita estate italiana. Caldo e un po’ di noia, qualche passeggiata a riva, fritture, esodo e controesodo, lavoro per i meno fortunati, il Ferragosto coi parenti, i condizionatori, gli incendi. Avevamo sottovalutato Matteo Salvini, il delirio d’onnipotenza secondo solo all’idiozia della razzumaglia sovranista, l’imprevedibile estro italico al suo peggio incarnato da Matteo Renzi.

Molti si erano rassegnati al non-governo Conte, allo stillicidio di dichiarazioni, all’agonia delle istituzioni rappresentative, allo strapotere del nulla cosmico con sfumatura alta del giovane vecchio Di Maio. E invece.

In queste settimane di silenzio ho avuto modo di riflettere. Tanto per cominciare, sulla brutalità incosciente, suicida, con la quale certe operazioni vengono condotte in porto oggigiorno. Nella Prima Repubblica, a proposito della bizzarra maggioranza PD-M5S, si sarebbe parlato di “geometrie variabili”. Ma siccome Craxi, Andreotti, Forlani, Moro, Berlinguer sono andati da un pezzo, e con loro quel po’ di arguzia e buone letture che, ipocrisia o meno, elevavano il dibattito pubblico dal sottoscala in cui la Terza Repubblica, per chi ci crede, l’ha precipitato, oggi dobbiamo accontentarci. L’immagine assai più modesta che gli eventi suggeriscono è quella di una “politica Ikea”. Componi il tuo soggiorno, componi la tua maggioranza. Basta scegliere due tre pezzi, comprare la cassettina degli attrezzi, seguire le istruzioni et voilà, non sarà bellissimo, non sarà solido, ma alla bisogna funziona.

Che PD e M5S abbiano formato un governo insieme non è uno scandalo. Lo scandalo (se tale si può dire, dopo tanta storia) è averlo fatto senza che nulla fosse maturato. Come si può pensare che due forze da anni in tenzone, arrivate a rinfacciarsi le peggiori nefandezze (soprattutto dal versante pentastellato: “partito di Bibbiano” è una vetta difficilmente eguagliabile), possano reggere assieme senza un frangente di decantazione, senza il tempo di una riflessione? Nell’era della poltica Ikea dominano la logica dell’usa e getta, la convenienza del momento, le infinite possibilità combinatorie. Non il “mercato delle poltrone”, espressione insopportabile che di solito adopera chi da quel mercato è stato escluso. Piuttosto il paradosso, in piena ossessione identitarista, di un’identità torcibile all’infinito.

Questo modo di essere e non essere al tempo stesso, di essere tutto e il contrario di tutto, è possibile perché il senso della realtà si è sbriciolato. Ciascuno di noi vive entro il perimetro asfittico della propria auto-rappresentazione, una narrazione gonfiata e inturgidita dai social la quale, per legittimarsi, non ha bisogno del battesimo della realtà, anzi lo evita come la peste, tale è la portata delle sue menzogne. Non c’è limite a ciò che possiamo dire di noi e del mondo, convinti che le parole producano la realtà. Così i politici, i leader, quel che resta dei partiti, i governi. Posti dinanzi alle inevitabili incongruenze di questi racconti, le osserviamo instupiditi dalla loro inafferrabile evidenza, incapaci di reagire. Ecco l’origine di certi paradossi che fanno impazzire i sondaggisti e arrovellare i politologi. Per esempio: un governo impopolare guidato dal più popolare degli uomini politici italiani (Conte). Un leader con il consenso ma senza il potere (Salvini) e un leader con il potere ma senza il consenso (Renzi) che si scelgono e si legittimano l’un l’altro delegittimandosi quotidianamente. Un partito (il M5S) che da anti-sistema è diventato più governista della DC, il suo capo politico pubblicamente sconfessato dal padre fondatore, il solo che possa permettersi, dall’alto di un palco reale o virtuale, di mandare a quel paese i suoi elettori ricavandone da questi applausi a scena aperta.

Ciò che resta della realtà è uno specchio in frantumi, un gioco di forme vuote, vicine al collasso, un assedio di cose inutili, che subiamo, da cui fuggiamo costruendo mondi paralleli in cui noi sappiamo chi siamo, i buoni, mentre gli altri sono tutti marci, corrotti, pazzi. Non fosse chiaro, lo dico apertamente: la situazione è esplosiva. Pretendere di aver risolto le contraddizioni che questo Paese si trascina da anni con il suicidio politico (?) di Salvini è pura ottusità. L’Italia è un paese nel quale tutto accade e nulla accade mai veramente, ma anche questo nulla sa far danni. Cerchiamo di rendercene conto, tra un’occhiata e l’altra al catalogo dei saldi.


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