E adesso chi glielo spiega?

E adesso ad Alessandro Di Battista chi glielo spiega? Chi glielo spiega che il «male assoluto», il «principe dell’illegalità», uno «che in un Paese normale sarebbe in galera» è quello che consentirà al «fratello» Luigi Di Maio di fare un governo con Salvini? Salvini il «ladro», quello che al Colle «sembrava Dudù» e contro cui valeva la pena minacciare «se il M5S si allea con chi ha distrutto l’Italia, lascerò il Movimento». Pare di vederlo, “Dibba”, e di sentirlo, mentre, gli occhioni da cucciolo strabuzzati, i muscoli del collo tesi, nega che il primo sia un inciucio e la seconda un’alleanza. Trattasi, rispettivamente, di “gesto responsabile” e “accordo”, e tanto basta a placare la coscienza morale. L’altra coscienza, quella politica, è estranea ai rivoluzionari liquidi. La bussola del loro agire è un sentimento vago eppure totalizzante, l’idolatria della (propria) purezza, che si sostanzia non nell’esercizio di vetuste prese di posizione ideologiche (destra e sinistra pari sono) ma nell’opportunismo tattico. La coerenza permane nella menzogna, la quale è accettabile se porta al governo i miei.

È un trucco vecchio, come il mondo, come la politica. La quale, per gente come Di Battista, al netto dei proclami, è evidentemente la presunzione di credere che il proprio patto col diavolo sia migliore di quello degli altri. Ma per essere liberi non basta proclamarsi tali: occorre anche che l’esercizio della libertà accetti di caricare su di sé il peso della verità, soprattutto quando gravoso.

A che servono i viaggi intorno al mondo, le «spremute di umanità», le foto fronte a fronte con i bimbi africani se, al momento opportuno, tutto quello che si ha da dire sullo ius soli è che si tratta di «una questione da risolvere a livello europeo», per non dispiacere la frangia xenofoba del proprio elettorato? A che serve battagliare a difesa della Costituzione contro la riforma renziana se poi si bolla la fiducia ad un ipotetico governo tecnico, nominato dal Presidente della Repubblica nel rispetto dell’articolo 92, come un tradimento della patria? A che serve parlare di libertà e di diritti se poi ci si rifiuta di dirsi apertamente antifascisti e si usano termini come «bivacco» accostati al Parlamento, un lapsus freudiano che rivela quel “fascismo eterno” di cui ha scritto mirabilmente Umberto Eco come componente sentimentale del populismo a Cinque Stelle?

Questa vacuità morale e intellettuale, mascherata via via con parole sempre più strillate, aspre, fuori luogo, è questa, a ben vedere, il vero patto col diavolo. La premessa invalidante di qualsiasi – ammessa e non concessa – buona volontà. Il tradimento reale della patria.

Di Battista un giorno dovrà risponderne, perché a tutti prima o poi la storia (se non la vita) chiede il conto. Ma chi glielo spiega?

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2 Comments E adesso chi glielo spiega?

  1. alessandro airoldi 11 maggio 2018 at 10:23

    Mi pare un po’ forte e fuori bersaglio. I tradimenti perpetrati con garbo e stile sono in realtà peggio di quelli caciaroni e strillati di m5s. Dibba è una macchietta e magari arriverà al potere, come ci è arrivato Trump o come Salvini, che qualche anno fa si esibiva in canti da osteria sulla puzza dei napoletani. Se si decide che il popolo si liscia e non si guida, non ci si deve lamentare che qualcuno lo faccia con toni e modi molto popolari e sguaiati. Dipende solo dal target. Tuonare contro la vacuità intellettuale e morale di Di Battista è inutile e non prepara un futuro aprile, ma un nuovo 4 marzo.

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    1. Inunfuturoaprile 11 maggio 2018 at 15:44

      Ciao Alessandro. “Se si decide che il popolo si liscia e non si guida”: chi lo ha deciso? Di certo non io. Ci scommetto, neppure tu. E, giurerebbe lui, nemmeno Di Battista. Nella pratica, però, è ciò che fa: ossessionato dal mito palingenetico della (propria) purezza, dice al popolo ciò che il popolo vuole sentirsi dire. Poco gli importa se sia o meno la verità. Ecco perché figure come quelle di Di Battista sono pericolose: offrono l’idea che la rivoluzione sia una sceneggiata in cui prevale chi urla più forte. Ma questa è una mistificazione. Il carburante di ogni rivoluzione è la verità: senza quella, abbiamo solo il triste spettacolo del populismo. Una mistificazione sistematica e volgare, che accresce la rabbia, lo smarrimento, il distacco dalla politica e che, alla lunga, si ritorce contro tutti.

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