#Buonsenso

In un mondo irrimediabilmente post-ideologico, niente di meglio del caro vecchio buonsenso per fornire agli elettori un appiglio un pelo più poetico del pragmatismo. E tuttavia quanti fraintendimenti. Il buonsenso spacciato dai politici in questa deprimente campagna elettorale – ovvero il #buonsenso – coincide non con il senso buono, ma con il senso comune. Che è la voce dei peggiori istinti del popolo, il chiacchiericcio isterico del basso ventre a dar retta al quale di un problema non si cerca la soluzione più ragionevole (termine che allude alla fatica della ricerca, della mediazione, del compromesso, dunque sospetto) ma la più semplice, ovvero quella che meglio si presta a essere strombazzata in un tweet.

Si arriva così al grottesco involontario di una candidata (Roberta Lombardi, M5S) la quale sostiene, candidamente, che i borghi e le provincie del Lazio dovrebbero ospitare più turisti e meno immigrati, stabilendo così una meschina equazione tra chi scappa dallo smog della metropoli e chi dalla miseria, dalla guerra, dall’assenza di futuro. Ad avallare il tutto, però, il marchio del #buonsenso, chiosa minima ma assai scenografica, in grado di zittire sul nascere le accuse – che noia! – di intolleranza, xenofobia o, peggio, cinismo, da cui i grillini sembra siano immuni per statuto.

Al #buonsenso si appella anche la Meloni, alla quale – a sentire certuni – si dovrebbero assegnare punti in più perché donna-madre leader di un partito in un mondo maschile e maschilista. I punti, piuttosto, li perde, e clamorosamente. Perché una donna-madre leader di un partito in un mondo maschile e maschilista non può aggredire il direttore di un museo, accusandolo di discriminazione per il semplice fatto di cercare, con una politica di sconti sui biglietti, di integrare nel tessuto socioculturale del paese famiglie di immigrati, dunque mariti, mogli e, soprattutto, figli. Per giunta, nel cavalcare xenofobia, neo-fascismo rampante e populismo economico, non si può pretendere di cavarsela con l’appello al #buonsenso, finendo dunque con il parlare la stessa lingua dei colleghi rispetto ai quali l’essere donna e madre, secondo la propaganda politically correct, dovrebbe tradursi a prescindere (cioè al di là di ogni posizione politica individuale) in alterità culturale.

Il #buonsenso è la stella polare persino di Berlusconi, e qui francamente alzo le mani: dite voi, cosa può mai significare l’invito alla ragionevolezza del buon padre di famiglia in bocca a un “utilizzatore finale” di prostitute minorenni (spacciate per nipoti di capi di stato esteri con l’avallo delle fedeli truppe parlamentari, tra cui i leghisti, oggi capeggiati da Salvini – un altro che col buonsenso giustifica le peggiori scelleratezze – e la stessa Meloni)? Uno che è stato corruttore di giudici, acquirente di parlamentari, evasore fiscale, condannato come un qualsiasi spacciatore di strada all’umiliazione dei servizi sociali. Buonsenso sarebbe rigettarlo con sdegno, ma quello è appunto il buonsenso, non il #buonsenso che ha irretito anche la sinistra (ciò che ne resta). Del resto, cos’è il renzismo se non la perenne sceneggiata in favor di camera di una classe dirigente che, nel tentativo di scrollarsi di dosso il marchio infamante dell’intellettualismo, la polvere dell’opposizione perenne, l’accusa di passatismo – in una parola: l’allure da perdenti -, abdica alla sua funzione di guida saggia e sceglie la rincorsa agli istinti del popolo come prassi politica? Sento l’obiezione: c’è Grasso. Grasso? Chiedete numi a D’Alema.

Va di moda quindi l’imbroglio, l’inganno, la chiacchiera vuota, alla quale siamo beatamente assuefatti. La nostra posizione, però, non è quella delle vittime, ma dei complici. Cedere al fascino del #buonsenso, privilegiare le soluzioni svelte e brutali, dettate dalla paura, alla riflessione, che nasce dall’accettazione della complessità del mondo, significa scegliere il peggio e giustificare le sue nefandezze. Fermiamoci finché siamo in tempo. Perché di buonsenso non si muore, ma di #buonsenso, potremmo scoprire dal 5 marzo, sì.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *